LA CORRETTA POSTURA

Non possiamo nemmeno immaginare quanto, via via, debba essersi ingobbita la schiena di chi, sotto la bandiera del M5S, si è reso interprete nel tempo di quella incredibile sequela di contraddizioni, giravolte e voltafaccia in cui il Movimento ha dimostrato negli anni di avere, davvero, il suo più forte tratto identitario.
Sono passati dall’antagonismo delle origini verso tutte le istituzioni, alla trasformazione in elite di governo. Sono partiti dal rifiuto verso qualunque ipotesi di alleanza, per approdare all’ammucchiata del campo largo, e poi ancora alle picconate inferte proprio dal M5S al campo largo stesso, fino a mandarlo in frantumi.
Hanno gettato alle ortiche un dogma della prima ora qual era il non-professionismo in politica (vedi la temporaneità degli incarichi), per ingaggiare la battaglia odierna che gli eletti stanno conducendo per abbattere proprio il cosiddetto vincolo del secondo mandato.
Si sono messi sotto le scarpe quelle prime parole d’ordine che tutti ricordiamo (tranne loro), come il famoso “né di destra né di sinistra”, per gettare ben presto la maschera fino alle saldature ormai conclamate con la sinistra-sinistra.
Hanno detto (e votato) tutto e il contrario di tutto, ora sul tema dell’Unione Europea, ora sulle spese militari, ora sul sostegno all’Ucraina…: esempi random di un’incoerenza così tanto eclatante, da far incurvare pure la marmorea erettività del David di Michelangelo. Hanno riservato per anni ed anni un vero e proprio culto della personalità al fondatore Beppe Grillo, e di qui a breve non potremo neanche più chiamarli grillini…
No, veramente, nessuno potrebbe considerare un simile pulpito come un pulpito credibile per prediche sulla coerenza, le alleanze, la spina dorsale, o l’etica politica. Sarà che uno (come me) ha scelto una bandiera (FdI) che, ai nastri di partenza, a livello nazionale non arrivava neanche al 2%. E, da quel lontano 2012, ha lavorato sempre sodo per portare quella bandiera, nella sua città, come ho fatto io, ogni volta, al disopra della media nazionale (e non il contrario, come invece accade gli ex-grillini, abituati ai tonfi di tutte le elezioni amministrative, e un motivo ci sarà, quando la gente li conosce da vicino).
Sarà che uno (come me) ha vissuto sulla sua pelle cosa vuol dire non essere d’accordo con le decisioni prese dai vertici del suo stesso partito, addirittura ai danni della propria persona: ma non si è mai sognato di pronunciare pubblicamente nemmeno una parola contro quelle decisioni (altro che fuoriuscite!), anche sacrificando la sua immagine al bene superiore del buon nome di quella bandiera.
Sarà che uno (come me) non ha davvero bisogno di prendere lezioni da nessuno (sia detto senza sicumera) su come si fa opposizione: proprio da quei banchi del consiglio comunale dove siedo a tutt’oggi e che io non ho mai nemmeno fatto finta di abbandonare per spostarmi altrove, costi quel che costi, proprio per etica di partito. Sarà che uno (come me) con il suo partito condivide comunque l’obiettivo primario di non riconsegnare l’Umbria a certa gente: e allora fa i suoi sforzi (immani, lo confesso) per comprendere le buone ragioni di un allargamento della coalizione che, intanto, potrebbe convertire alla buona politica chi non sapeva nemmeno cosa fosse.
Alla vigilia delle ultime regionali, nel 2019, a dire che il PD, qui, aveva usato la sanità “come un bancomat”, molto più autorevolmente di me, era stato un esponente del M5S di punta come il famoso Di Maio. Poi, dopo poco, il M5S si alleò proprio con il PD per cercare (senza successo) di conquistare l’Umbria.
Oggi rifanno la stessa cosa, provando a tenere insieme il diavolo e l’acqua santa, i boy scout e i centri sociali, termovalorizzatore sì termovalorizzatore no, sacralità della vita fino alla fine a seconda delle convenienze del momento, eccetera eccetera. E ci vengono a parlare di coerenza e di corretta postura…? Ma per favore…! Si occupino dei propri problemi e dei propri numeri. Si occupino dei risultati portati a casa da quel campione di buongoverno che ha dispensato redditi e bonus, tutti a debito, pagando così le bollette a troppi capiclan e rifacendo il tetto – a gratis – a troppe case al mare: proprio quel Giuseppe Conte che adesso (genio!) conquista più o meno il 5% in Liguria, nella patria del più che ligure Beppe Grillo, silurato senza nemmeno saper calcolare il rischio-Waterloo.
In Liguria come, a breve, anche in Umbria.
