DICONO CHE…
Alcuni hanno costruito a volte una ‘narrazione’ del sottoscritto secondo la quale io avrei un brutto carattere: narrazione usata, anzi strumentalizzata in vari modi…
Falso: io non ho un brutto carattere. Ce l’ho bruttissimo.
Mi si legge tutto in faccia, per esempio: perché non sono abituato all’ipocrisia. Le cose non le mando a dire: per la stessa ragione.
Non sopporto quelli che devono distruggere in tutti i modi chi dimostra di avere idee, carattere, personalità: perché penso che di persone così, al contrario, ci sia un bisogno infinito.
Non mi piace chi parla tanto per parlare: senza studiare, senza ragionare, senza documentarsi, senza spessore. Parlare piace anche a me, come no?, e a volte mi dilungo, magari…: ma solo sulle cose che so. A me soprattutto piace fare. Mi piace ascoltare, capire, trovare soluzioni, metterle in pratica nel più breve tempo possibile: una cosa in cui tra l’altro riesco piuttosto bene (e questo magari disturba qualcuno).
Nonostante il brutto carattere, anzi bruttissimo, ho molti amici: amici, non vassalli. Persone di forte personalità (a me non disturba, anzi). Persone che come me le cose non le mandano a dire e gli si legge tutto in faccia: incapaci (come me, che non l’ho fatto mai) di tradire o pugnalare alle spalle.
Nonostante il mio pessimo carattere, godo di un privilegio: la stima di tante persone, delle più diverse età, estrazione, professioni… Persone che sanno che io le promesse le mantengo, che se dico di fare una cosa poi faccio tutto quanto è in mio potere. Persone che mi considerano affidabile. Amicizie, consenso, attestazioni di stima che mi sono guadagnato da solo, sul campo: senza sponsor né padrini.
Non ho mai chiesto favori o privilegi, non ho mai avanzato pretese personali. Porto cucite nel petto le parole che Giorgia Meloni mi ha indirizzato nel 2019, dicendosi “certa” – ha scritto – “che saprai onorare la fiducia accordata, nell’interesse del partito e della sua crescita”. Non ha mai smesso di essere il mio obiettivo numero uno.
Non sono diplomatico. Non esercito la pratica dei compromessi. E anche questo, forse, in politica è un difetto (o forse no). Il fatto è che per me ci sono valori non negoziabili: come la coerenza. O come la fedeltà al mio partito e alla scelta di campo che ho fatto: costi quel che costi. Del resto, la politica per me non è un bisogno, non è una necessità: semmai, è il luogo migliore per darsi da fare, il luogo più adatto per migliorare le condizioni di vita della mia gente e della mia città. E questa è la cosa di cui sono innamorato senza rimedio.

