IL PUNTO È SOLO QUESTO

Capisco che l’evidenza dell’ignoranza (in senso letterale) dimostrata da Stefania Proietti in materia di acciaierie possa aver irritato i suoi supporters. Capisco anche che qualcuno potrebbe non aver ascoltato di persona le stupefacenti parole pronunciate al riguardo dalla suddetta, per esempio al confronto del 17 ottobre scorso (a solo un mese dal voto con cui vorrebbe diventare presidente!), a Terni, al Cenacolo S. Marco.
Capisco tutto. Quello che però è davvero difficile capire è perché, fra tutti costoro (supporters, staff, non-candidati che aspirano ad uno scranno da assessore ‘per cooptazione’ magari per garantirsi un futuro, eccetera eccetera), ci sia qualcuno che perde tempo a prendersela con chi ha semplicemente detto che il re è nudo, piuttosto che preoccuparsi di alfabetizzare la Proietti sui fondamentali.
L’Accordo di Programma per l’AST è finanziato con un miliardo e passa di euro, di parte privata e di parte pubblica. Un miliardo che con il PNRR – a differenza di quanto sostenuto testualmente dalla Proietti – non c’entra assolutissimamente niente. Punto. Di questo miliardo, 700 milioni vengono dalla tasca privatissima dei proprietari dell’azienda. Dei 300 milioni di parte pubblica, invece, 100 milioni arrivano dai contratti di sviluppo del ministero e 200 milioni dal fondo europeo hard to abate, che governo-Meloni e giunta-Tesei sono riusciti ad intercettare nonostante le censure degli eurodeputati M5S.
Niente a che vedere (non pensavamo mai di doverlo ribadire a chi vorrebbe governare l’Umbria) con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. E potremmo davvero finirla qui: perché questo è di per sé ampiamente sufficiente a dimostrare come la candidata di ciò che resta del campo largo, di questa faccenda, non sappia nulla di nulla ed abbia perciò sostenuto un’insostenibile castroneria. Peccato però che è stata proprio la Proietti ad infilare altre ‘perle’, partendo per l’appunto da quel presupposto di cui sopra, del tutto fuori dalla realtà. Ecco allora perché si è reso necessario chiarire, per esempio, che la Proietti non ha motivo di dirsi preoccupata (come invece ha fatto) del rischio che i finanziamenti per l’AST possano andare persi…
Perché, insomma, i suoi supporters non le hanno spiegato – visto che lei proprio lo ignora – che il privato (la proprietà della fabbrica) di quei 700 milioni che tira fuori di tasca propria ha già iniziato ad investirne un bel po’? Come mai lei non ha la benché minima idea del fatto che l’Accordo di Programma non ha niente a che vedere con le scadenze del PNRR…?
Sul futuro della centrale di Galleto e dell’approvvigionamento energetico delle acciaierie, anche qui, c’è proprio poco da interpretare: la Proietti ha parlato alla lettera di “comunità energetica” come soluzione (assolutamente impraticabile considerato il fabbisogno delle acciaierie), quando invece la soluzione sarà quella della società pubblico-privata. Non è abbastanza, tutto ciò – il punto è questo e solo questo – per certificare che l’eco delle questioni ternane (che poi, nel caso delle acciaierie, sono questioni cruciali per tutta l’Umbria) ad Assisi evidentemente non arriva nemmeno per sbaglio…?
Se invece – come vorrebbe qualche fan della Proietti particolarmente accecato dall’irritazione – vogliamo stare qui a parlare dell’incidenza percentuale dell’AST sull’economia umbra, sarà il caso di condividere almeno qualche concetto basico (a cominciare dalle voci che concorrono a formare il Prodotto Interno Lordo) ed acquisire dati recenti. Sarà finalmente chiaro, allora (si spera), che il peso delle produzioni delle acciaierie rispetto al PIL regionale si aggira appunto intorno ad un, pur ragguardevolissimo, 5%.
“Produzioni”, appunto, giacché si parla di PIL. Il 15% citato dalla Proietti, come pure il 10% evocato da taluni dei suoi supporters (chi offre di più…?) grida semplicemente vendetta: considerato, per chi non lo sapesse, che l’intero PIL umbro si aggira intorno ai 23 miliardi e che, di questa cifra, tutta l’industria della regione (acciaierie comprese) vale il 17%. Vogliamo occuparci invece del fatturato globale dell’azienda, comprensivo ad esempio anche delle esportazioni, e confrontarlo con… quello che ci pare, magari proprio con il PIL umbro? È lecito, per carità. E può farlo chiunque, Arvedi compreso. Ma le cifre naturalmente in questo caso cambiano: primo, si tratta solo di un paragone e non di una percentuale e, secondo, si tratta di un paragone tra due termini (fatturato e PIL) del tutto diversi.
Da chi pretende di governare una regione, è lecito aspettarsi che non si faccia confusione. Cosa che sarebbe auspicabile anche da parte dei suoi supporters.
